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  1. Tipologia dello studente
  2. La formazione teologica
  3. La finalità culturale


II. Pluralità di percorsi

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Orientamenti comuni
per lo studio della teologia nelle Scuole di formazione teologica di base del Triveneto

1.Introduzione

1.1 Storia del 'vademecum'

Le Scuole di formazione teologica esistono da oltre vent'anni e la Federazione ne ha accompagnato il cammino sin dall'inizio. Il suo lavoro è stato principalmente quello di offrire occasioni di incontro tra le Scuole e di scambio di informazioni sull'andamento scolastico. L'esigenza condivisa da tutte le Scuole era, infatti, quella di partire con il piede giusto facendo riferimento da una parte alle indicazioni innovative del Vaticano II (DV 8, LG 35, AA 29) e della CEI del 1968 (Magistero e teologia nella Chiesa, 5-6) sulla formazione teologica dei laici e dall'altra alle Indicazioni programmatiche per le scuole di teologia per laici del Triveneto (4 febbraio 1982) della Conferenza Episcopale Triveneta. Nel contempo, sono maturati in ambito sociale ed ecclesiale alcuni elementi che hanno segnato il cammino storico
delle Chiese locali durante gli anni '80 e '90, come ad esempio l'autocoscienza di Chiesa, popolo di Dio, tutta carismatica e tutta
ministeriale, il calo numerico del clero e dei religiosi e la conseguente apertura ai laici dell'IRC nelle Scuole e dei ministeri
ecclesiali ed infine la cosiddetta 'postmodernità' come crisi del sapere, compreso quello teologico e religioso.

Tutto ciò è stato recepito all'interno della Federazione durante le assemblee annuali degli anni '90. Al consueto scambio di informazioni
sull'andamento scolastico si aggiungevano riflessioni e commenti critici sulla presenza delle Scuole nel territorio delle chiese locali; ci si chiedeva se la natura delle Scuole dovesse essere teologica o pastorale; ci si interrogava sul senso da dare alla espressione "formazione teologica" in un contesto di pluralismo religioso e culturale; ci si domandava in che rapporto sta la "formazione teologica di base" con la vita del cristiano comune immerso nelle occupazioni quotidiane e con quella del cristiano laico con responsabilità ministeriali all'interno della comunità cristiana; ci si chiedeva ancora quanto tutto ciò abbia a vedere con le Scuole e con la loro proposta formativa.

Pertanto, su approvazione dell'Assemblea del 23 novembre 1997, il Consiglio di Presidenza si è fatto promotore e coordinatore di un lavoro di riflessione durato quattro anni. Tale lavoro ha coinvolto docenti di diverse discipline con esperienza di insegnamento nelle Scuole, è stato più volte preso in esame durante le Assemblee di Federazione del 1998 e del 1999 ed è stato proposto alla valutazione del Collegio Docenti di ciascuna Scuola da tenersi prima della riunione dell'Assemblea prevista per il 7 maggio 2000. Prima della pubblicazione del documento c'è stato un lasso di tempo (dal 2000 al 2002) di apparente stasi, servito ad approfondire alcuni aspetti problematici incontrati durante la fase di discussione del vademecum, come ad esempio il concetto di "formazione teologica", gli "aspetti didattici" di un sapere teologico comunicato e la collocazione delle Scuole nelle Chiese locali.
Nel contempo, è stato illustrato il lavoro a mons. Dino De' Antoni il quale, vescovo delegato dalla CET per la formazione del laicato, ha incoraggiato la conclusione dei lavori e la pubblicazione del vademecum. L'attuale testo esce dopo la approvazione avvenuta da parte della Federazione durante l'Assemblea straordinaria tenutasi il 17 gennaio 2002.

1.2 Cosa offre

Sin dall'inizio il documento è stato pensato in primo luogo come strumento utile alle Scuole per riflettere sulla loro vita, sulla loro identità e servizio teologico, e in secondo luogo come 'carta di identità' e di presentazione. Il documento non intende sostituirsi a quelli ufficiali della Chiesa sull'insegnamento della teologia ai laici né stabilire nuovi criteri di riconoscimento e di verifica del lavoro svolto nelle diverse sedi delle Scuole di teologia del Triveneto.
È invece un vademecum, ossia una raccolta di orientamenti comuni che le Scuole di teologia del Triveneto considerano importanti in vista di un migliore servizio teologico da rendere alle Chiese locali e a tutti coloro che si accostano allo studio della teologia. Per questi motivi, il vademecum non propone alle Scuole regole nuove né intende avanzare modifiche al loro piano di studio o intervenire sulla struttura da loro assunta a livello locale. Il vademecum, invece, intende suggerire alcune puntualizzazioni generali su questioni soprattutto di metodo teologico che interessano il rapporto tra studenti e docenti e il fare teologia oggi in un contesto socioculturale ed ecclesiale in continua evoluzione.
Non propone nemmeno una nozione di formazione teologica né quella di metodo teologico; questi sono concetti che rimangono inespressi perchè sottintesi ed estranei allo scopo del documento.
Semmai, si possono trovare dei consigli rivolti soprattutto ai docenti che intendono fare dell'insegnamento della teologia un'esperienza di comunicazione della fede pensata e, quindi, di formazione del cristiano ad una vita adulta nella fede.
In questo senso, prima vengono presentate le diverse tipologie di studenti che chiedono di accedere alla Scuola di teologia e in seguito, nella parte centrale, vengono elencati alcuni suggerimenti di carattere metodologico che possono trasformare lo studio della teologia da sapere dottrinale e nozionistico a percorso teologico di indole sapienziale. Ciò potrà avvenire a condizione che docenti e studenti siano disposti a lasciarsi coinvolgere nell'insegnamento e nello studio della teologia e ad assumere forme di comunicazione e di verifica adeguate allo scopo che si intende raggiungere. Nell'ultima parte vengono ribadite alcune convinzioni maturate in seno alle Scuole circa il loro servizio teologico reso alle chiese locali. Un servizio di mediazione culturale della fede e di "aggiornamento" del messaggio cristiano che di per sé spetta a tutta la comunità cristiana perché le è proprio ma che poi nella realtà dei fatti trova aiuto, stimolo e promozione in alcuni dei suoi membri chiamati allo studio della teologia dallo Spirito santo, nei modi e nei tempi da Lui voluti. Per questo si parla di "funzione educativa della teologia" che coinvolge ed interpella soggetti e contesti culturali diversi.

1.3 A chi è destinato

Il vademecum è destinato anzitutto alle Scuole di Formazione teologica del Triveneto, ai loro docenti e studenti. In secondo luogo ai Pastori delle Chiese locali, ai responsabili degli Uffici diocesani, a coloro che svolgono il ministero ecclesiale dell'Ordine sacro nelle comunità cristiane affinché conoscendo il senso e la natura del servizio teologico delle Scuole e venendo informati sulla loro presenza nel territorio sappiano incoraggiare i laici (uomini e donne) a intraprendere lo studio della teologia in vista di un servizio ecclesiale da svolgere e di un cammino di maturazione della fede cristiana.

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2. Tipologia dello studente

Negli ultimi anni, quasi tutte le Scuole hanno notato un cambio di motivazioni degli iscritti. Molti vengono di propria iniziativa e chiedono di studiare per ragioni personali. Sono invece molti di meno coloro che vengono per ragioni di apostolato esercitato nella forma associativa o che sono inviati dalla comunità cristiana di appartenenza, parrocchia e movimenti ecclesiali compresi.
Rispetto al passato, si tratta di un rovesciamento di tipologia che non può essere ignorato.
A queste due principali categorie di studenti possono esserne ricondotte altre perché similari nelle motivazioni. Pertanto, gli utenti delle Scuole di formazione teologica possono essere distinti in quattro gruppi o tipologie:
  • Il tipo di studente animato da motivi culturali e di ricerca religiosa.
    Ad esso appartengono persone che non hanno più alcun contatto con la Chiesa e/o che hanno perduto il senso della fede. Alcune di esse si definiscono non credenti ma sono interessate a comprendere come i credenti traducono a livello di linguaggio umano i contenuti della fede cristiana e come questi possono essere fondati ed espressi facendo riferimento ai criteri di dialogo tra fede e ragione. In tal caso si potrà intendere la formazione teologica come "conoscenza dottrinale criticamente acquisita".
  • Distinto dal primo, vi è un secondo tipo di studente: quello che si definisce credente e che chiede di accedere allo studio della teologia per una conoscenza e un approfondimento personale della fede in vista di una fondazione e comprensione teologica di essa. Si tratta di una tipologia di studente di consistenza numerica superiore alle altre. Generalmente ha queste caratteristiche: età adulta, una conoscenza religiosa di tipo catechistico e interesse prevalente per gli aspetti culturali del cristianesimo. Di fronte a tale tipo di studente e alla sua specifica domanda, le Scuole possono riscoprire un loro duplice compito: quello di fare cultura teologica di base e quello di offrire al mondo degli adulti una proposta seria e approfondita di evangelizzazione, pressoché inesistente nelle parrocchie. In tal caso si potrà intendere la formazione teologica come "cammino di iniziazione cristiana".
  • Un terzo tipo di studente è quello proveniente dalla comunità cristiana o invitato da essa ad acquisire una maggiore competenza formativa in risposta alla sua vocazione e alle necessità della Chiesa, in vista di un ministero ecclesiale istituito o di una testimonianza adulta della fede negli ambiti di vita comune, di vita civile e di vita professionale. Questo tipo di studente sollecita nelle Scuole una comprensione nuova della teologia fondata sul Concilio Vaticano II e una riscoperta del ministero teologico esercitato in mutua relazione con il Magistero e la Tradizione viva della chiesa, a favore della funzione profetica di tutto il Popolo di Dio.
  • Infine, vi è un quarto tipo di studente rappresentato da coloro che intendono ricevere una formazione teologica in vista dell'insegnamento della religione cattolica nelle Scuole private e pubbliche. Si tratta di un gruppo di persone pragmaticamente
    motivato e non molto consistente data la possibilità esistente in molte Diocesi di accedere a un Istituto Superiore di Scienze
    religiose o a un Istituto di Scienze religiose per una preparazione specifica all'Insegnamento della religione.

Oggi, sembra opportuno prestare attenzione al secondo tipo di studente in quanto per suo mezzo viene affermato il diritto di
"cercare" e di fondare la fede attraverso un cammino di iniziazione.
La sua domanda di formazione teologica esprime la vocazione del cristiano comune ad accedere alla conoscenza del mistero della Rivelazione. Ad essa sono chiamati indistintamente tutti i Christifideles, clero religiosi e laici. Assecondare quello che viene riconosciuto come un diritto del cristiano comune (oltre che sua vocazione) deve essere ritenuto un compito fondamentale della Chiesa, la quale si costituisce nell'unità di fede e così assolve il mandato di evangelizzazione.
Tale compito o ministero teologico, demandato alla Chiesa da coloro che chiedono di approfondire il contenuto della fede ricevuta
(fides quae), deve rimanere distinto da quello pastorale e dalle sue specifiche esigenze. Esso, inoltre, rende ragione del cambio di denominazione delle Scuole di teologia avvenuto negli ultimi tempi: non più Scuole di teologia "per i laici", esclusivamente per loro o per il loro apostolato nella chiesa, bensì Scuole di formazione teologica di base. Per questo tali Scuole vanno curate, potenziate e sostenute nel loro sviluppo dalle Chiese locali, come afferma l'Episcopato italiano: "Ogni chiesa locale deve preoccuparsi della propria crescita teologica, e cioè non solo di esprimere sapienza intuitiva, ossia di vivere quel sensus fidei, di cui parla la Lumen gentium al n. 12, bensì anche di riflettere con piena maturità razionale sulla propria fede. Questo comporta che si provveda in concreto a tempi e a spazi dedicati specificamente a tale impegno" (La formazione teologica nella Chiesa particolare, 3).
Tutto ciò si riflette sul senso e la natura del lavoro teologico, sul metodo di insegnamento, sull'accesso alle Scuole da parte degli
studenti e sull'offerta di formazione teologica da parte della Chiesa locale mediante l'incarico affidato a docenti scelti.

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3. La formazione teologica

3.1 Senso e natura del servizio teologico

Il servizio teologico svolto dalle Scuole consiste nel fornire una iniziale conoscenza dei nuclei originari della fede e dei loro processi storici mettendoli a confronto con l'uomo di oggi. Si tratta di un "cammino teologico" offerto agli studenti in maniera progressiva,
che parte dagli interrogativi dell'uomo e da alcune questioni di fondo riguardanti la Rivelazione e la fede, la Tradizione e la Scrittura, e che poi si apre ai grandi temi della teologia fondamentale e della teologia positiva e sistematica, attraverso visioni di insieme (la storia della salvezza, l'uomo, la Chiesa ed altri) e approfondimenti specifici di testi di Autori.

3.2 Come funziona l'insegnamento

Se lo studio della teologia viene considerato come percorso o itinerario o cammino teologico, da parte delle Scuole si dovrà curare
maggiormente il momento della partenza non dimenticando quello dell'inserimento nel contesto di provenienza (formazione
permanente).
Per quanto riguarda il momento della partenza si consiglia allo studente un colloquio previo alla sua iscrizione alla Scuola con il Direttore o con il personale di Segreteria. Il colloquio costituisce una occasione preziosa di dialogo e di chiarificazione per entrambe le parti. Da un lato, il richiedente avrà modo di esporre le ragioni che l'hanno condotto fin lì, il senso e lo scopo della sua domanda di formazione teologica; dall'altro, il personale di Direzione della Scuola potrà informarlo sull'esistenza di Istituti e/o Scuole di teologia presenti nel territorio a lui accessibili e dargli utili notizie per la scelta di un percorso teologico personalizzato dal quale possano nascere disposizione interiore ed interesse per quelle dimensioni ecclesiali e pastorali alle quali lo studio stesso della teologia rimanda.

Per quanto riguarda, invece, l'insegnamento, si dovrebbe partire dalla persona e ad essa fare ritorno. Ogni corso di teologia può
iniziare dall'ascolto e dall'analisi attenta dei bisogni formativi degli studenti e delle loro conoscenze previe, per poi proseguire con l'indicazione di una traccia dei contenuti che si intende approfondire.
L'attenzione dovuta allo studente - persona in fase di formazione - richiede che le lezioni frontali vengano accompagnate da brevi momenti di verifica, predisposti per piccoli gruppi, che esporranno dubbi ancora latenti e si interrogheranno sul come tenere vivo il contatto con la realtà culturale ed ecclesiale di appartenenza.
In ordine alle esigenze 'formative' della teologia, pare di sicura efficacia far ricorso a momenti di interdisciplinarietà e di seminarialità.
Alcuni corsi specifici come ad esempio catechetica, liturgia, pastorale della carità ed altri di indirizzo pastorale e pedagogico, si prestano per attivare relazioni con il mondo esterno alla Scuola. Tali incontri possono essere l'occasione per:

  • stabilire forme di collaborazione con "esperti - testimoni" in grado di stabilire un contatto con realtà di vita vissuta;
  • invitare "esterni attenti - critici" dei fenomeni ecclesiali provenientida esperienze, professioni, convinzioni culturalmente significativi;
  • entrare in dialogo con "luoghi pastorali" e "ambienti comunicativi della fede" che permettano la pratica e la verifica di fenomeni ecclesiali.

Tutto ciò richiede che i Docenti coltivino tra loro il dialogo e lo scambio di opinioni, in un lavoro di équipe che possa dare struttura
armonica all'insegnamento.

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4. La finalità culturale

Nel documento dei Vescovi italiani del 1985 viene affermato che il fenomeno più interessante della stagione postconciliare nell'ambito
degli studi teologici è dato dal "diffondersi di forme più popolari di approccio alla teologia" (La formazione teologica nella Chiesa particolare, n. 8). Tale fenomeno è rappresentato dalle Scuole di formazione teologica. Esse sono sorte allo scopo di "introdurre al sapere teologico" con "forme sistematiche di insegnamento della teologia". Per questo si qualificano come Scuole di formazione teologica "di base".
Questa particolare finalità le rende preziose alle comunità cristiane.
Infatti, per loro mezzo viene promosso quel "pensare" cristiano, e non solo quell'"agire" cristiano, "dove ragione e fede si intrecciano, pur senza confondersi, e si stimolano a vicenda a crescere". Pertanto, il fine primario delle scuole di formazione teologica è quello di "aiutare i credenti a far propri gli strumenti e i metodi necessari per esplicare, ad un livello sia pure iniziale e globale, la funzione teologica propria di ogni membro della Chiesa" (ibid.).

Tutto ciò ha delle conseguenze metodologiche che sono realizzabili in misure e in forme concrete differenti. Esse riguardano in senso generale la funzione educativa delle Scuole di teologia e in particolare la loro capacità di stabilire un rapporto attivo, critico e responsabile con la cultura contemporanea e con il contesto ecclesiale di provenienza.
Per quanto riguarda la funzione educativa della teologia in rapporto alla cultura contemporanea, sembra necessario dare attenzione
maggiore a questi aspetti:

  • alla "nuova soggettività" in quanto espressione della cosiddetta "postmodernità" e di un approccio nuovo e critico alla realtà e alla verità. Essa richiede un ulteriore impegno di discernimento filosofico e teologico;
  • agli strumenti interpretativi della realtà e della struttura dell'uomo (approfondimento antropologico) allo scopo di stabilire
    un confronto attivo con esse (privilegiare la filosofia della cultura più che la storia della filosofia);
  • al dialogo iniziale tra docente e studenti in modo da individuare i contenuti sui quali costruire un percorso formativo.
    In tal modo, verrà favorita la funzione critica sulla realtà esistente e lo studio potrà seguire alcune linee essenziali di pensiero,
    nel rispetto del principio della "gerarchia delle verità" e in vista di una intelligenza della Parola sempre più profonda (cfr DV 5).

Per quanto riguarda la funzione educativa della teologia in rapporto al contesto ecclesiale di provenienza, non ci si deve dimenticare che:

  • oggi la comunicazione della fede trova nel cristiano laico un soggetto insostituibile;
  • il cammino personale di fede (la soggettività del credente) arricchisce la Chiesa;
  • un'azione pastorale efficace ha bisogno di fondamento biblico-teologico e di capacità di riflessione critico-positiva;
  • nonostante le difficoltà, il raccordo tra teologia e Chiesalocale è possibile se si fa leva sulla gratuità e sulle risorse esistenti.

Pertanto, la finalità culturale delle SFT intesa nella accezione più ampia possibile di approccio critico e responsabile alla realtà e ai
modelli culturali di rappresentazione mediante un uso appropriato e competente degli strumenti teologici, chiarisce ancor meglio l'identikit delle Scuole. Esse possono dirsi dei luoghi di formazione di cristiani laici che "assumano sempre più le responsabilità che sono loro proprie e realizzino l'insostituibile e originale vocazione di santificarsi ordinando le realtà terrene verso il regno di Dio. Il compito specifico ed originale dei laici oggi si inquadra nell'orizzonte del "progetto culturale" e deve assumere come missione per il nostro tempo il coniugare la fede con le diverse interpretazioni della persona, del mondo e della storia" (CEI - CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE, Comunicato dei lavori, n. 4 - Roma, 21-23 gennaio 2002). Ciò non esclude che le SFT, in conformità alle istanze pastorali del loro territorio e alla loro storia particolare, possano farsi carico di altre funzioni più specifiche e pastorali come ad esempio la preparazione di ministri laici e di operatori pastorali di comunità. In tal caso, si dovrà parlare di "Scuola per operatori pastorali" in modo da tenere distinta questa dalla "Scuola di formazione teologica di base" della quale fin qui si è detto.

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Pluralità di percorsi

Le indicazioni programmatiche contenute nella Nota pastorale del 1985 propongono che lo studio delle discipline teologiche avvenga secondo questo ordine: filosofia, sacra Scrittura, teologia fondamentale e dogmatica, teologia morale e altre ancora.
L'impostazione è tradizionale ed è fondata sulla convinzione che lo studente, per conquistare una mentalità teologale, debba prima
acquisire una capacità critica attraverso l'apprendimento della filosofia e debba entrare in possesso dei contenuti essenziali del
cristianesimo attraverso lo studio dei catechismi della Chiesa universale e della Chiesa italiana. È suo dovere, infatti, giungere ad
un "retto uso della ragione all'interno della fede", in modo da poter "leggere e interpretare sapientemente non solo eventi e fatti, ma anche testi e documenti che toccano la vita della fede nella Chiesa" (CEI, La formazione teologica, 12). Per tale motivo, lo studio delle discipline appartenenti alle tre grandi aree della teologia (Scrittura, teologia fondamentale e dogmatica, teologiamorale) viene fatto precedere da corsi introduttivi e viene completato con "altre discipline" il cui scopo è quello di favorire l'immissione dello studente nella attività pastorale o nell'esercizio di una particolare forma di ministerialità ecclesiale.

Dal 1985 ad oggi sono trascorsi quasi vent'anni. Ci si può chiedere in quale considerazione sia ancora tenuta la Nota pastorale, quali variazioni siano state apportate ai programmi di studio e secondo quale metodo e quale modello ci si prefigga di creare nello studente una "mentalità teologica".
I programmi di studio riportati nei depliants dell'anno scolastico in corso (2001-2002) mostrano una variegata pluralità di percorsi
teologici. Approssimativamente, essi possono essere raggruppati secondo i seguenti modelli:

  1. il modello sistematico, che prende forma da quello dei Seminari maggiori presentato nella "Ratio studiorum" del 1984 (CEI, "Ratio studiorum" dei Seminari maggiori d'Italia) e che si può definire come "modello teologico sistematico".
    Il percorso formativo prende avvio dallo studio di alcune discipline introduttive quali: storia della filosofia e del pensiero filosofico contemporaneo, antropologia filosofica, i Padri della Chiesa, storia della Chiesa (primi secoli), introduzione generale alla S. Scrittura e studio di alcune nozioni base di teologia fondamentale e di teologia morale. Poi si prosegue mediante l'approfondimento di argomenti appartenenti alle grandi aree tematiche della Scrittura, della teologia dogmatica e morale. Infine, vengono proposti alcuni corsi sulla vita pratica della Chiesa, come ad esempio la teologia pastorale, la liturgia, la catechetica, l'ecumenismo ed altri.
  2. Il secondo modello è simile al precedente nella prima parte del programma; nella seconda, invece, si differenzia per alcuni corsi prevalentemente di indirizzo pastorale e di attualità ecclesiale (ad esempio: Chiesa e territorio, pastorale familiare e giovanile) finalizzati al completamento della formazione teologica di base. Questo tipo di percorso si può definire come "modello teologico-pastorale" in quanto la dimensione pastorale della Chiesa configura e qualifica l'intero itinerario teologico. Analoghi devono considerarsi quei percorsi che sono stati pensati in modo da far interagire lo studio delle materie strettamente teologiche con quello di altre concernenti un elemento fondamentale della vita della chiesa come ad esempio la Scrittura ("modello teologicobiblico") o l'evangelizzazione ("modello teologico-catechistico).
  3. Esiste poi un terzo modello teologico, che si ispira ai contenuti teologici esposti nella "Professione di fede". Esso ordina i nuclei tematici fondamentali della teologia secondo il metodo "genetico storico": la prima tappa è "Dio e l'uomo", la seconda "Cristo e il suo messaggio" e la terza "Lo Spirito e la Chiesa" o "La Chiesa e la sua missione". Il tratto peculiare di tale modello è dato dal punto di partenza che è antropologico e teologico. Esso si rifà a quel principio secondo il quale la salvezza portata da Cristo può essere compresa a partire dall'uomo e dal suo essere un "esistente trascendentale".
  4. Il modello "cristologico sistematico" può essere assimilato al precedente in quanto raggruppa l'insegnamento delle diverse discipline attorno a tre nuclei tematici fondamentali: Gesù Cristo ieri oggi e sempre; la Chiesa nel terzo millennio; essere cristiani nel terzo millennio. In questo caso la teologia è intesa come esperienza del "pensare la fede" cominciando dalla storia e dalla fede di Gesù narrata nel Nuovo Testamento e nei primi secoli della Chiesa e in seguito interpretata e riflessa nella Tradizione e nel Magistero. Dallo studio su Cristo si passa a quello sulla Chiesa che è in Lui come "segno e strumento" per poi approdare a quello sull'essere cristiani oggi, nella Chiesa e nel mondo.
  5. Infine, vi sono percorsi a carattere ciclico la cui impostazione è dovuta per lo più a ragioni di ordine pratico come la carenza di docenti e l'esiguo numero di studenti iscritti alla Scuola. In questo caso, non essendoci le condizioni indispensabili per dare avvio ogni anno ad una nuova classe di studenti in modo tale da poter sviluppare un percorso teologico logico e progressivo, si ricorre alla soluzione dei "corsi ciclici".
    È inevitabile che ciò finisca per creare difficoltà sia di apprendimento come pure di insegnamento in quanto non vengono rispettati i momenti iniziali e conclusivi dello studio della teologia. Mancando i requisiti tipici di un percorso non si può parlare di modello teologico.

Confrontando tra loro i modelli, si possono notare elementi di differenziazione ed elementi comuni.
Per quanto riguarda i primi, esiste una diversità di modelli che concorrono a dare alle SFT del Triveneto una dimensione di pluralismo
teologico. Guardando al piano di studio di ciascuna Scuola, alla collocazione interna delle discipline, alla organizzazione dei corsi e al monte ore complessivo, si notano differenze ancora più vistose. Alcune Scuole propongono un triennio, altre un quadriennio, altre ancora un sessennio. Non è detto che al numero maggiore di anni corrisponda un numero più elevato di ore di lezione. Alcune Scuole ritengono di andare incontro alle esigenze degli studenti diradando la loro presenza settimanale alle lezioni; altre, invece, sono dell'avviso che lo studio della teologia effettuato in tempi ristretti abbia una maggiore efficacia formativa.
Per quanto riguarda il monte ore complessivo alcune Scuole superano di gran lunga le 400 avvicinandosi al modello scolastico di un ISR, altre, invece, si attestano sulle 350; altre ancora lasciano allo studente la libertà di partecipare ad un determinato numero di corsi senza obbligo di attenersi ad un piano di studio prestabilito. Anche per quanto riguarda la verifica dell'apprendimento e il raggiungimento del "Diploma di teologia", alcune Scuole chiedono agli studenti di sostenere gli esami di tutti i corsi frequentati e di elaborare una dissertazione scritta, altre propongono di sostenere solamente quelli dei corsi fondamentali, altre ancora seguono la prassi di rilasciare un "Attestato" di partecipazione.

Per quanto riguarda gli elementi comuni si deve notare la scarsa attenzione alle scienze umane e alle discipline scientifiche, un
elevato numero di corsi teologici a scapito di quelli fondamentali che invece avrebbero bisogno di un maggior numero di ore di
lezione, la presenza di alcuni corsi di indirizzo pastorale e la totale assenza di corsi di indirizzo didattico che disattende le aspettative
degli studenti-insegnanti di religione cattolica (almeno fino alla apertura di nuovi percorsi di studio). Non è ancora sentita l'esigenza di sessioni o week-end iniziali, di seminari che introducano i nuovi studenti al discorso sulla fede e sulla teologia.
Invece, sembra costituire un dato positivo l'inserimento di corsi complementari, di corsi opzionali o seminariali, di discipline ausiliarie e di iniziative varie di aggiornamento. Essi sono il segno di una formazione mai raggiunta in modo esauriente.
Di fronte ad un contesto culturale complesso e in continua evoluzione, sembra crescere da parte degli studenti l'esigenza di giungere
a nuove sintesi attraverso il confronto tra le conoscenze acquisite a Scuola e le istanze personali del saper essere e del saper fare.
Invece, da parte dei docenti, a motivo della eterogeneità degli studenti che frequentano i loro corsi e delle finalità formative specifiche delle Scuole di teologia, viene condiviso il bisogno di strumenti teologici di provenienza locale. A tal proposito, si deve dire che gli incontri tra le Scuole promossi dalla Federazione possono essere pensati come una occasione utile alla promozione di iniziative di scambio di informazioni e di strumenti, anche di quelli ai quali si è gelosamente attaccati (dispense e sussidi teologici).
L'idea di dare avvio ad una collana che raccolga le migliori pubblicazioni di docenti che insegnano nelle Scuole di teologia del Triveneto, per il momento non pare venga condivisa dalla maggioranza dei Direttori. Tuttavia, va incoraggiato da parte di tutti uno spirito di maggiore apertura e collaborazione tra Scuole, prestando attenzione soprattutto a quelle carenti di docenti e di strumenti di formazione teologica.

Gaudenzio Zambon

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