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Note Storiche
Cronistoria
della Federazione e della Commissione della Conferenza Episcopale
Triveneta
I. Gli inizi (1977-
1986)
II. Le Scuole di fronte
alla nascita degli ISR e ISSR (1986-1997)
III. Le
Scuole e le Chiese locali (1997-2002)
Gli
inizi (1977 - 1986)
1. La nascita delle Scuole
di formazione teologica per laici (1974 c.) e della loro Federazione
(1977)
In sintonia con le direttive del Vaticano II e della CEI per una
crescita di corresponsabilità del laicato nelle comunità
cristiane, si è avuta nel Triveneto dal 1974 una fioritura
di scuole di formazione teologica per laici: tra grandi e piccole
(comprese anche le diverse sezioni di qualche scuola) 22 già
nel 1978; e 29 nel 19881. Esse si proposero di dare ai laici una
formazione teologica organica o sistematica, per una maturazione
personale della loro fede e anche per una eventuale assunzione
di ministeri o compiti ecclesiali.
Ben presto si è sentita l'esigenza di riunirsi in una Federazione
Triveneta, per conoscersi e comunicarsi a vicenda esperienze,
programmi e progetti: progettata dai responsabili delle scuole
nel 1977, è nata ufficialmente nel 1978, si è poi
ristrutturata nel 1983 e nel 1987. Si sono tenute due assemblee
annuali (maggio e ottobre), più qualcuna straordinaria:
e sempre significativamente a Mestre, Casa Card. Urbani. Di ognuna
si è curato un ricco verbale, inviato anche a tutte le
scuole quale "notiziario".
Dal 1980 si è anche organizzato un incontro di studio annuale
di una giornata su un tema specifico. Lo si è tenuto a
rotazione nella
sede di una scuola disponibile a organizzarlo; per i primi otto
incontri si è curata anche la pubblicazione dei relativi
Atti in maneggevoli volumetti, con annesso pure un notiziario
sulle attività correnti della Federazione. Il peregrinare
da scuola a scuola permise anche la loro conoscenza nel rispettivo
campo di lavoro.
Si è dato subito appoggio ufficiale alla rivista di aggiornamento
teologico "Credereoggi" nata precisamente nel 1980 a
tale scopo.
Nella Federazione si sono ben presto (1979) studiate alcune "indicazioni
programmatiche" comuni: a scopo non tassativo, ma orientativo
e di stimolo; indicazioni che saranno poi riviste e approvate
dalla CET, come ora diremo.
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2. L' istituzione (1980-81) della Commissione
Regionale della CET per le scuole di formazione teologica
Le stesse scuole e la loro Federazione hanno infatti interessato
per una fruttuosa comunione e collaborazione il patriarca Marco
Cè (mediante un incontro di alcuni suoi membri rappresentativi
a Casa Card. Urbani) e suo tramite la stessa Conferenza Episcopale
Triveneta (CET). Questa in risposta costituì nel 1979 un
Comitato provvisorio composto dai vescovi S. Corrà di Chioggia,
L. Bellomi di Trieste e A. Cunial di Vittorio Veneto (allora delegato
regionale per la dottrina della fede e catechesi), e dai presbiteri
G. Leonardi (Padova) e A. Marangon (Treviso), E. Ravignani (Trieste)
e R. Vianello (Venezia). Esso in due successive riunioni elaborò
alcune proposte che furono poi, per interessamento di A. Cunial,
riespresse dalla stessa CET in una breve "Nota circa le scuole
di formazione teologico-pastorale per laici" datata 13 novembre
1980.
In essa i vescovi esprimevano il loro apprezzamento per dette
scuole, ne richiamavano lo scopo primario e alcuni orientamenti
circa i contenuti e i metodi. Li affidavano per l'attuazione a
una istituenda Commissione regionale della stessa Conferenza e
ne fissavano anche la seguente composizione: "presieduta
da un vescovo designato dalla Conferenza Episcopale Triveneta,
la Commissione è composta dai segretari della Commissione
regionale per il Clero, del Consiglio catechistico regionale e
della Consulta regionale per l'apostolato dei laici; da due Presidi
delle Scuole teologiche; da un rappresentante dei religiosi designato
dall'USMI Regionale, e da qualche rappresentante laico delle scuole.
La Commissione si sceglierà un segretario" (ivi, n.4).
Questa fu istituita nel 1981: fu presieduta dapprima dal vescovo
A. Cunial che designò quale suo segretario lo stesso della
Federazione G. Leonardi, e di poi (in seguito alla sua morte improvvisa
1982) dall'arciv. F. Franceschi, che confermò lo stesso
segretario.
Nel 1984 la Commissione ebbe un allargamento per una maggiore
rappresentanza delle nostre scuole.
Questa Commissione della CET (presieduta da mons. A. Cunial) ha
approvato nel 1982, sulla scia di una bozza presentata dalla Federazione,
un documento dal titolo "Indicazioni programmatiche per le
scuole di teologia per laici del Triveneto" (poi pubblicate
in un opuscolo). A. Cunial vi inserì di sua autorità
(nonostante qualche nostra perplessità) anche come destinatari
gli "insegnanti laici di religione" (che fossero sprovvisti
di titoli più confacenti), data la situazione di urgenza
al riguardo che si era venuta creando; e di fatto vi furono anche
poi inviati gli aspiranti al diaconato permanente. Tali indicazioni
sono ancora il punto di riferimento per la programmazione scolastica
delle nostre scuole, anche se sono stati proposti alcuni aggiornamenti.
A tale scopo già nel 1983 fu costituita all'interno della
Federazione una Commissione di Studio (cf. oltre).
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3. La crescita rigogliosa delle scuole
e qualche problema
Nel 1982 ci si è confrontati con la
Nota CEI dal titolo: "Le scuole di formazione per catechisti":
si rilevarono caratteristiche e finalità
in parte distinte: si propose perciò collaborazione, senza
fusione o concorrenze.
La Federazione e la stessa Commissione Episcopale si sostenne
con la generosa e gratuita collaborazione di tutti, responsabili,
docenti e alunni: si richiese solo un piccolo contributo annuale
da ogni scuola per le spese correnti, saggiamente amministrato
dalla economa permanente Maria Concetta Zavan.
Un cordiale grazie a tutti e la ricompensa adeguata dal Signore.
Un problema ricorrente: come far sì che parte dei nostri
alunni fossero anche inviati alle scuole ufficialmente dalla rispettiva
comunità e come poi adeguatamente valorizzarli; e alcuni
anche (se inseriti a tempo pieno in qualche servizio o ministero)
regolarmente stipendiati. Assioma ricorrente: il Concilio di Trento
contemplò una formazione migliori dei preti e il ripristino
del diaconato permanente; per i primi si fondarono i Seminari
e si costituirono benefici stabili, e la riforma funzionò;
per il diaconato non si contemplarono luoghi e fondi, e di fatto
non nacquero. Alla pari per la collaborazione dei laici ai diversi
ministeri contemplata dal Vaticano II: o la si mette seriamente
nel bilancio diocesano e regionale , oppure ...
Altro problema collegato: come rendere possibile ai laici/laiche
migliori e disponibili, il proseguimento degli studi teologici
fino al conseguimento dei gradi accademici. Già dal 1983
all'interno della stessa Federazione si costituì una Commissione
di studio allo scopo di aggiornare la relativa programmazione
ma anche di fare proposte al riguardo. Fu abbozzato tra gli anni
1983-1984 il progetto di un Istituto teologico superiore a tale
scopo; non si è potuto realizzarlo, perché al suo
posto sorse l'"Istituto Regionale di Pastorale" (1984),
patrocinato dall'Episcopato, con ammissione - come ci comunicò
il direttore Valentino Grolla - a
certe condizioni anche degli alunni delle nostre scuole, senza
però contemplarvi un diploma giuridico; esso poi si spense
o meglio fu in parte assorbito dalla Facoltà di teologia
pastorale (a livello di licenza).
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4. Rapporto e dialogo coi nuovi Istituti
di Scienze Religiose (1985ss)
Nel 1985 si ebbe al riguardo un notevole salto di qualità,
da noi del resto già auspicato, provocato da due eventi:
a) la Nota della CEI, "La formazione teologica nella
chiesa particolare" che distinse quattro livelli, tra loro
collegati: "scuole di formazione teologica", "Istituti
di scienze religiose", "Istituti superiori di scienze
religiose" con diploma "accademico", Facoltà
Teologiche (con i tre gradi: baccellierato, licenza, laurea o
dottorato di ricerca);
b) Il Concordato che prescrisse agli insegnanti di religione,
almeno il diploma presso un Istituto di Scienze Religiose, se
già laureati in altre discipline, in caso diverso almeno
presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose.
La nuova situazione interpellò seriamente anche le nostre
scuole teologiche: autonomia? fusione? collegamento? Prevalse
nel 1987, con l'approvazione del presidente della Commissione
arciv. Filippo Franceschi la linea dell'autonomia, dati i destinatari
e scopi diversi, però con collegamenti per la omologazione
degli esami equivalenti con gli Istituti di Scienze Religiose
(tramite accordi diretti con ogni scuola). Si decise perciò
di conservare anche la Federazione e si auspicò che continuasse
anche la relativa Commissione Episcopale della CET a scopo di
animazione.
Comunque qualche nostra scuola del Triveneto assunse nel frattempo
la denominazione "Istituto di scienze religiose" adeguandosi
alle relative norme, pur continuando l'adesione alla Federazione.
La situazione rimase e rimane ancora fluida e aperta a varie soluzioni,
si sperano positive e feconde.
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5. Il progetto di riflessione per la loro
promozione (1989-1991)
Allo scopo di un ulteriore chiarimento e in vista anche del Primo
Convegno Ecclesiale Triveneto su "Comunità cristiane
e futuro delle Venezie", la Federazione ha organizzato a
Treviso nell'aprile 1989 il suo 9° Convegno dal titolo "La
teologia nel cammino formativo del cristiano" e ne ha poi
presentato una sintesi a tale Convegno Ecclesiale; essa ha pure
approntato (1989) a mezzo della sua commissione per la programmazione
scolastica un "Progetto di riflessione per la promozione
delle scuole di formazione teologica del Triveneto", in vista
di sottoporlo all'esame e all'approvazione della Commissione della
CET.
Si auspicavano in specie:
a) rapporti di collaborazione con i vari Istituti Teologici
e di scienze religiose, sia per accordare i vari passaggi sia
per stabilire ponti e omologazioni tra i vari programmi. Però
contemporaneamente si auspicava anche la salvaguardia della specificità
delle scuole di formazione teologica, in quanto rispondenti primariamente
all'esigenza di creare credenti adulti, e non semplicemente di
rispondere a delle necessità strutturali ecclesiali. Il
calo del numero degli alunni dei primi allettati anche da uno
sbocco professionale, dopo il boom iniziale, ne è una comprova;
b) un sostegno fattivo alla preparazione del personale
docente, sia esso religioso o laico, per il ministero dell'insegnamento
nelle scuole di formazione teologica;
c) la scelta di 450 ore nel triennio (perciò parecchio
oltre il tetto minimo di 280 richiesto dalla CEI): per il maggiore
e più organico respiro offerto al cammino di formazione;
per non svilire i contenuti essenziali che devono essere presentati
con sufficiente ampiezza e sistematicità; per mantenere
distinte, anche se non separate, le scuole di formazione teologica
con la loro formazione organica dai corsi formativi per operatori
pastorali necessariamente settoriali.
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6. Passaggio del "testimone"
ad altre mani più giovani
Si stava presentando detto progetto all'arcivescovo Franceschi
ealla relativa Commissione CET, quando sopravvenne nel 1990 la
sua morte; a nome dei membri della Commissione presentai richiesta
al patriarca della nomina di un successore (facendo come possibili
i nomi di E. Ravignani o P. Magnani); la risposta tardò
ad arrivare e la successione di Franceschi a quell'incarico di
"delegato per la fede e la catechesi" non si rivelò
facile anche per molteplici impegni già assunti dai vari
vescovi e mi risulta essere a tutt'oggi vacante. Fui allora pregato
dai responsabili della Federazione di non insistere, in vista
di un ulteriore chiarimento dei rapporti in corso tra scuole e
vari Istituti Teologici.
Come avevo già ceduto in vista di una legittima rotazione
l'ufficio di segretario e presidente della Federazione nel 1987,
così rimisi nel 1990 anche la prosecuzione di tale dialogo
con la CET al nuovo presidente della Federazione B. Pornaro. E
difatti nella revisione dello statuto della Federazione del 1991
si è semplificato e risolto così il problema (art.
6): "Il presidente ...cura il collegamento con la CET e le
relative Commissioni e Organismi".
Con gli auguri e la preghiera di un fruttuoso successo.
Prof. Presb. Giovanni Leonardi
segretario e presidente della Federazione dal 1977 al 1985
e segretario della relativa Commissione della CET dal 1979 al
1990
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Le
Scuole di fronte alla nascita degli ISR e ISSR (1986-1997)
L'Assemblea ordinaria della Federazione del 12 ottobre 1986, accogliendo
la dichiarata indisponibilità del Presidente uscente mons.
Giovanni Leonardi a continuare il suo servizio, procede alla designazione
di una terna di nomi da sottoporre al Vescovo Presidente della
Commissione CET, per la nomina del Presidente della Federazione
e segretario della stessa Commissione CET. In data 16 ottobre
l'arciv. di Padova mons. Filippo Franceschi confermava l'elezione
a Presidente della Federazione di don Bernardo Pornaro, direttore
della Scuola di formazione teologica di Bassano del Grappa.
Il cammino della Federazione procedeva con l'apporto e il contributo
di una segreteria operativa e la Commissione di studio per la
programmazione scolastica. Segreteria e Commissione saranno in
seguito accorpate in un unico Consiglio direttivo della Federazione.
Nei dieci anni che sono seguiti posso evidenziare alcuni elementi
e passaggi più significativi che ci hanno accompagnato.
-
All'inizio, il problema
più ricorrente riguardava il rapporto delle SFT con gli
ISR e l'ISSR di recente costituzione. Ma ancor più le
varie discussioni a livelli diversi tendevano a mettere in evidenza
il senso e il valore della Federazione nel suo riconoscimento
ecclesiale e nella sua collocazione nei confronti delle nuove
realtà istituzionali presenti nelle Diocesi, al punto
da mettere in discussione il senso e il valore della Federazione.
Si rendeva necessario un incontro con il Vescovo incaricato
dalla CET a seguire le SFT. L'incontro avveniva l'8 settembre
1987: il Presidente della Federazione, incontrando mons. Filippo
Franceschi, traeva un deciso orientamento del Vescovo a proseguire
sulla strada del sostegno della Federazione e di incitamento
alla promozione delle SFT, perché affermava che, guardando
un po' più in là del presente, non si poteva non
vedere la necessità di un'ampia, articolata e approfondita
formazione del laicato.
Ribadiva la contrarietà alla unificazione in un'unica
Commissione Episcopale i tre livelli delle Scuole (SFT - ISR
- ISSR), mantenendo quindi la fisionomia e la struttura della
nostra Federazione. Si procedeva pertanto con maggiore determinazione
nel perseguire l'obiettivo che la Federazione si proponeva,
come da Statuto.
-
Altro aspetto ricorrente
riguardava l'inserimento delle SFT nella vita delle Chiese
locali. Nell'assemblea straordinaria del 31 gennaio 1988 si
è giudicata necessaria una seria riflessione per elaborare
un documento che mettesse in evidenza quanto le SFT possano
e debbano diventare nelle diocesi punto di convergenza pratico
e ideale di formazione, ma che fosse anche occasione per le
Scuole di presentarsi ai responsabili ecclesiali nella propria
natura e finalità, nonché per evidenziare il
rapporto con le varie istituzioni diocesane per una valorizzazione
delle Scuole nel progetto pastorale diocesano. Dopo varie
ed articolate riflessioni viene inviato alla Commissione SFT
della Conferenza Episcopale un documento dal titolo "Riflessioni
per la promozione delle
Scuole di formazione teologica nel Triveneto".
I punti sviluppati danno ragione della sua significatività:
- Il cammino delle Scuole di Formazione nel Triveneto - Natura
delle Scuole - Finalità delle Scuole - Rapporti di
collaborazione tra Istituti teologici e Scuole di Formazione
- Scuole di formazione e Chiesa diocesana - Programmazione
delle SFT del Triveneto - La Federazione - Prospettive. La
messa a fuoco in un documento di tutto ciò è
servito soprattutto alle Scuole stesse a fare chiarezza e
ad assumere maggiore consapevolezza del proprio essere e del
proprio porsi nel cammino della Chiesa locale.
-
Altro nodo problematico
si è rivelato il percorso verso un sistema formativo
teologico integrato. Siamo agli inizi degli anni '90. Varie
realtà di Istituti teologici si sono consolidate nelle
diocesi del Triveneto. Si rende necessario cercare le forme
più efficaci per un dialogo collaborativo con tutte le
nuove realtà, ponendosi di fronte alla necessità
che nel cammino di qualificazione del laicato non si debba sempre
partire da zero. Si dibatte il problema dei passaggi, del riconoscimento
di corsi e omologazione di esami già fatti in uno o l'altro
degli istituti e delle scuole. Si evidenzia così sempre
più la caratteristica di ogni singola realtà,
le diversità di
fisionomia e di finalità, pur mantenendo ferma la convinzione
che la teologia è una, se pur affrontata con metodi e
tempi diversi. Non c'è una teologia per i laici e una
per i preti e i religiosi, ma è la teologia della Chiesa
nella quale, se pur con intensità diversa, tutti sono
chiamati a camminare e ad intensificare il senso stesso della
propria appartenenza ecclesiale.
Ogni scuola deve puntare a far sì che la propria proposta
non perda minimamente in organicità e scientificità.
Fondamentale è stato il Seminario di studio del 17 marzo
1994: "Formazione teologica dei cristiani e attività
pastorale.
Verso un'articolazione organica della formazione teologica per
un migliore servizio nelle chiese locali". Il Seminario
ha coinvolto i Vicari per la Pastorale e i Direttori degli Uffici
pastorali di ogni diocesi, i Direttori degli Uffici catechistici,
i Presidi e Direttori delle SFT, degli ISR e degli ISSR del
Triveneto, nonché il Presidente della Consulta regionale
delle aggregazioni laicali. L'intervento di P. Piersandro Vanzan
su: "SFT e ISR, realtà delle nostre Chiese: esperienze,
problemi e prospettive", ci ha messo nella direzione di
valorizzare l'esistente, integrare aspetti manchevoli, porre
interrogativi per il futuro, soprattutto per continuare la riflessione
su teologia - formazione - azione pastorale. La presenza di
mons. Martino Gomiero, delegato per le SFT e di mons. Eugenio
Ravignani, delegato per gli Istituti superiori di studi teologici,
ha posto ognuno nella condizione di assumere le prospettive
emerse per renderle responsabilità di tutti nella propria
Chiesa locale.
Gli anni attraversati (1986-1997) sono stato
anni fervidi di interrogativi, di problemi, di speranze, di passi
in avanti: un decennio all'insegna più di attese che di
risposte, più di ricerca che di realizzazioni. Certo che
se all'inizio del mio mandato mi accompagnava tanta trepidazione,
il cammino è stato sostenuto da grande passione e alla
scadenza di tale mandato per sopraggiunti altri gravosi impegni
pastorali ho conosciuto la nostalgia, nostalgia soprattutto del
clima di riflessione, di confronto, di ricerca, di desiderio di
andare avanti insieme che sempre ho respirato, di volontà
di tenere aperto l'orizzonte e alto il profilo dell'esperienza
delle nostre Scuole.
Bernardo Pornaro
Presidente dal 1986 al 1997
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Le Scuole e le Chiese locali
(1997-2002)
Il periodo che va dal 1997 ad oggi si inquadra nel cammino storico delle Chiese locali compiuto nell'ultimo quarto del
secolo XX. Se si eccettuano le elezioni
del Presidente e il rinnovo del Consiglio
di Presidenza avvenuti nel 1997 e nel 2001 e la nomina da parte della CET di mons. Dino De' Antoni a vescovo
Delegato per il laicato (2001) in
sostituzione di mons. Martino Gomiero, vescovo emerito di Adria
e Rovigo, non ci sono altri cambiamenti particolari da segnalare
dal punto di vista istituzionale.
Pertanto, per capire in quale direzione sta camminando la Federazione
occorre richiamare brevemente le tappe da essa vissute in questi
anni attraverso la vita delle Scuole.
Durante gli anni Settanta, le
SFT sono state il segno dell'entusiasmo e della fiducia con i
quali il laicato cattolico veniva accolto nelle Chiese locali.
Sorsero un po' ovunque, come una fioritura di primavera, con il
nome di "Scuole di teologia per i laici".
All'inizio, tutte hanno avuto un numero elevato di iscritti molti
dei quali provenienti dalle parrocchie e dalle file dell'Azione
Cattolica le cui motivazioni, ieri come oggi, molto varie, non
sempre erano scevre da antagonismo nei confronti del clero.
Forse quello è stato il periodo più bello della
storia della Federazione perché ha coinciso con il postconcilio
italiano carico di promesse di innovazione ecclesiale. Aprire
lo studio della teologia ai laici voleva dire consegnare loro
le chiavi di accesso alla comprensione della Rivelazione, della
conoscenza del dinamismo della fede e del modo di essere e di
fare chiesa. Voleva anche dire immaginare una Chiesa diversa,
costruita mediante l'apporto di tutti, fondata sui carismi dello
Spirito e articolata nella diversità dei ministeri. In
quel contesto di "sana euforia ecclesiale" si svilupparono
le SFT accompagnate dalla riflessione dell'Episcopato italiano.
Durante gli anni Ottanta, in
seguito al Concordato del 1984 e all'Intesa tra Santa Sede e Stato
italiano sono sorti gli ISR e gli ISSR con i quali le SFT sono
entrate in collisione ben presto. Di fronte al passaggio agli
ISR-ISSR di coloro che si erano iscritti per prepararsi all'IRC,
le SFT hanno cominciato a riflettere sulla loro identità
e sulla loro funzione. Il cambiamento del nome in "Scuole
di formazione teologica di base" (e non più "per
i laici") doveva, da una parte, seguitare a garantire un
iter didattico serio e completo e dall'altra doveva proporre un
programma teologico non troppo impegnativo, accessibile a tutti,
che tenesse conto cioè dei più disparati contesti
culturali, delle più eterogenee motivazioni e di possibili
frequenze effettuate dopo una pesante giornata di lavoro. Ciò
spiega il lavoro di riflessione fatto in quel periodo in seno
alla Federazione: in primo luogo, occorreva avere la consapevolezza
di svolgere un servizio prezioso per il cristiano laico e per
la Chiesa; in secondo luogo, bisognava promuovere una formazione
teologica integrata, ossia curata da docenti rappresentativi dei
tre stati di vita cristiana ed in sinergia con gli altri centri
o istituti di formazione teologica e pastorale presenti nel territorio.
In quel periodo non sono mancati importanti documenti del Magistero
che hanno chiarito il senso dei
diversi livelli della formazione teologica. Per le SFT del Triveneto
sono state di grande incoraggiamento alcune affermazioni sull'importanza
dello studio della teologia nella chiesa locale contenute nella
Lettera pastorale "La croce di Aquileia" del 1991.
Durante gli anni Novanta la
vita delle SFT viene segnata da un complesso di fattori esterni,
difficili da sintetizzare. Si può parlare di poca chiarezza
a proposito delle SFT. In seno alla Federazione più volte
viene fatto osservare che la riflessione teologica sul laico ha
subìto un arresto, che il Magistero sembra occuparsi di
altri problemi e che le Chiese locali hanno assunto un atteggiamento
distaccato nei confronti delle SFT. Le Diocesi, infatti, mostrano
di preferire percorsi formativi più brevi e pratici, calibrati
su una specifica domanda pastorale concernente, ad esempio, gli
operatori di settore, la catechesi, l'evangelizzazione, l'animazione
della liturgia, la famiglia o la pastorale del mondo del lavoro
e della politica, dei malati e dei giovani. In questo contesto,
le SFT si trovano a doversi confrontare non più con gli
altri Istituti di formazione teologica bensì con le aspettative
delle Chiese locali, talvolta con il loro silenzio, e cominciano
a interrogarsi sul senso della loro presenza culturale ed ecclesiale
nel territorio.
Al loro interno, le SFT constatano una flessione nel numero degli
iscritti e trovano difficile esprimere la propria fisionomia nel
mutato contesto ecclesiale ad esse non favorevole.
Pertanto, la Federazione ha orientato il suo lavoro su due fronti:
quello del consolidamento della fisionomia teologica delle Scuole
e quello di una presenza ministeriale nel territorio delle Chiese
del Nordest.
1. Per quanto riguarda
il primo aspetto mi pare opportuno richiamare
alcuni dati che hanno segnato la vita della Federazione in
questi ultimi anni:
-
Il numero delle Scuole aderenti
alla Federazione è passato da 17 a 15: nel 1997, l'ISR
di Verona che aveva inglobato la SFT
consentendole di rimanere collegata alla Federazione, diventa
ISSR di Verona, sede staccata dell'ISSR delle Venezie con
sede a Padova; nel 1999, la SFT di Feltre (BL) decide di sospendere
"provvisoriamente" i suoi corsi per favorire in Diocesi
l'avvio di altre iniziative di formazione dei laici come, ad
esempio, i centri vicariali di formazione; nel 2000 anche la
SFT di Monte Berico di Vicenza diventa ISSR "Santa Maria
di Monte Berico" approvato dalla Santa sede e con il patrocinio
della Pontificia Facoltà teologica
"Marianum" di Roma. Queste uscite dalla Federazione
vengono soltanto in parte compensate dall'ingresso, durante
l'anno scolastico 1999-2000, della Scuola interdiocesana di
Thiene-Malo e della SFT di Oderzo, sezione staccata della Scuola
di
Vittorio Veneto.
-
La diminuzione del numero
delle Scuole e la constatazione della difficoltà da
parte dei Direttori, soprattutto di quelli nuovi, di candidarsi
per il Consiglio di Presidenza, ha portato alla modifica dell'art.
7 dello Statuto con la riduzione del numero dei consiglieri
da 8 a 6. In tal modo è stata ripristinata la funzione
di un Consiglio di Presidenza che era entrato in difficoltà
negli ultimi anni e che risultava poco rappresentativo della
variegata realtà delle Scuole.
- Gli "Incontri
di studio" promossi ogni anno dalla Federazione hanno
continuato a riscuotere consenso sia per la indovinata
scelta degli argomenti, generalmente di attualità
ecclesiale, come pure per l'intento di aggiornamento e
per il metodo interdisciplinare. Ad essi partecipano studenti,
ex studenti e persone interessate al tema trattato. Anche
la decisione di cambiare ogni anno la sede dell'incontro
scegliendo una SFT diversa viene apprezzata perché
consente alla Scuola ospitante di mettere in luce il suo
valore culturale ed ecclesiale all'interno del più
vasto territorio delle Chiese del Nordest.
- Inoltre vanno qui ricordate tutte quelle
iniziative che le Scuole continuano a promuovere e che sono rivolte
non solo agli ex studenti ma anche alle comunità cristiane
presenti nel loro territorio. Esse sono: corsi di aggiornamento
e di approfondimento biblico - teologico - pastorale (a volte
in collaborazione con gli Uffici pastorali della Diocesi), seminari
di studio su temi di attualità, incontri con i rappresentanti
della cultura contemporanea, viaggi a carattere storico e teologico,
pellegrinaggi, proposte di lectio divina, giornate di spiritualità
ed altro ancora.
2. L'altro fronte sul quale sta lavorando
la Federazione è rappresentato dal "Vademecum"
pensato sin dall'inizio come "carta di identità"
delle SFT del Triveneto. L'idea è nata in seno alla Federazione
in seguito alle osservazioni critiche fatte durante le
Assemblee su questioni di fondo che toccano direttamente il lavoro
svolto dalle Scuole come ad esempio la recezione teologica dei
mutamenti culturali in atto, il rapporto tra formazione teologica del cristiano laico e processi di edificazione della comunità cristiana, la corresponsabilità pastorale dei ministri
ordinati e dei laici, la scarsa attenzione dei parroci nei
confronti delle Scuole, la collaborazione con gli Uffici
pastorali diocesani. Il lavoro del "Vademecum"
è stato accompagnato da quello delle Assemblee fatto
di riflessione, di scambio di opinioni, di ricerca di punti
in comune ed anche di interrogativi riportati dalle singole sedi,
da richieste di chiarimento e di confronto con teologi che conoscono
la vita delle SFT perché vi hanno insegnato. Gli argomenti dibattuti più di frequente sono stati: di fronte ad una
mutata tipologia dello studente di teologia, cosa occorre
ripensare? Le SFT propongono un percorso teologico sostanzialmente
generico: a chi servono? Come possono tenere conto di chi
è alla ricerca di ragioni per credere e di chi si
aspetta di essere preparato all'esercizio di ministeri pastorali?
Quali cambiamenti sono richiesti ai Docenti? Come intensificare
i rapporti con la Chiesa locale?
Su questi interrogativi è stato condotto per quattro anni
il lavoro del "Vademecum". Ci si augura che tale lavoro
sia servito a rafforzare lo spirito di coesione all'interno della
Federazione, ad arricchire relazioni vissute principalmente a livello
di informazioni sull'andamento scolastico e a maturare la consapevolezza
che per svolgere in maniera dignitosa il ministero teologico nelle
chiese locali occorra unire alla competenza professionale dei contenuti
della fede, la conoscenza dei destinatari e del loro contesto di
riferimento culturale ed ecclesiale. In riferimento a ciò,
durante le ultime Assemblee (2000 e 2001) si è dato spazio
all'approfondimento di tre questioni fondamentali: "Il concetto
di 'formazione teologica' nelle Scuole di teologia" (L. Bordignon);
"Sapere teologico e comunicazione: aspetti didattici"
(R. Laurita); "Le Scuole di formazione teologica nel contesto
delle Chiese locali del nordest" (mons. Dino De' Antoni). Sono
questi i punti sui quali le SFT dovranno cercare di delineare ancora
di più la fisionomia del loro ministero teologico nelle Chiese
locali.
Gaudenzio Zambon
Presidente dal 1997
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