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Note Storiche

Cronistoria della Federazione e della Commissione della Conferenza Episcopale Triveneta

I. Gli inizi (1977- 1986)

II. Le Scuole di fronte alla nascita degli ISR e ISSR (1986-1997)

III. Le Scuole e le Chiese locali (1997-2002)


 

 

 

 

 

 

 

Gli inizi (1977 - 1986)

1. La nascita delle Scuole di formazione teologica per laici (1974 c.) e della loro Federazione (1977)

In sintonia con le direttive del Vaticano II e della CEI per una crescita di corresponsabilità del laicato nelle comunità cristiane, si è avuta nel Triveneto dal 1974 una fioritura di scuole di formazione teologica per laici: tra grandi e piccole (comprese anche le diverse sezioni di qualche scuola) 22 già nel 1978; e 29 nel 19881. Esse si proposero di dare ai laici una formazione teologica organica o sistematica, per una maturazione personale della loro fede e anche per una eventuale assunzione di ministeri o compiti ecclesiali.
Ben presto si è sentita l'esigenza di riunirsi in una Federazione Triveneta, per conoscersi e comunicarsi a vicenda esperienze, programmi e progetti: progettata dai responsabili delle scuole nel 1977, è nata ufficialmente nel 1978, si è poi ristrutturata nel 1983 e nel 1987. Si sono tenute due assemblee annuali (maggio e ottobre), più qualcuna straordinaria: e sempre significativamente a Mestre, Casa Card. Urbani. Di ognuna si è curato un ricco verbale, inviato anche a tutte le scuole quale "notiziario".
Dal 1980 si è anche organizzato un incontro di studio annuale di una giornata su un tema specifico. Lo si è tenuto a rotazione nella
sede di una scuola disponibile a organizzarlo; per i primi otto incontri si è curata anche la pubblicazione dei relativi Atti in maneggevoli volumetti, con annesso pure un notiziario sulle attività correnti della Federazione. Il peregrinare da scuola a scuola permise anche la loro conoscenza nel rispettivo campo di lavoro.
Si è dato subito appoggio ufficiale alla rivista di aggiornamento teologico "Credereoggi" nata precisamente nel 1980 a tale scopo.
Nella Federazione si sono ben presto (1979) studiate alcune "indicazioni programmatiche" comuni: a scopo non tassativo, ma orientativo e di stimolo; indicazioni che saranno poi riviste e approvate dalla CET, come ora diremo.

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2. L' istituzione (1980-81) della Commissione Regionale della CET per le scuole di formazione teologica

Le stesse scuole e la loro Federazione hanno infatti interessato per una fruttuosa comunione e collaborazione il patriarca Marco Cè (mediante un incontro di alcuni suoi membri rappresentativi a Casa Card. Urbani) e suo tramite la stessa Conferenza Episcopale Triveneta (CET). Questa in risposta costituì nel 1979 un Comitato provvisorio composto dai vescovi S. Corrà di Chioggia, L. Bellomi di Trieste e A. Cunial di Vittorio Veneto (allora delegato regionale per la dottrina della fede e catechesi), e dai presbiteri G. Leonardi (Padova) e A. Marangon (Treviso), E. Ravignani (Trieste) e R. Vianello (Venezia). Esso in due successive riunioni elaborò alcune proposte che furono poi, per interessamento di A. Cunial, riespresse dalla stessa CET in una breve "Nota circa le scuole di formazione teologico-pastorale per laici" datata 13 novembre 1980.
In essa i vescovi esprimevano il loro apprezzamento per dette scuole, ne richiamavano lo scopo primario e alcuni orientamenti circa i contenuti e i metodi. Li affidavano per l'attuazione a una istituenda Commissione regionale della stessa Conferenza e ne fissavano anche la seguente composizione: "presieduta da un vescovo designato dalla Conferenza Episcopale Triveneta, la Commissione è composta dai segretari della Commissione regionale per il Clero, del Consiglio catechistico regionale e della Consulta regionale per l'apostolato dei laici; da due Presidi delle Scuole teologiche; da un rappresentante dei religiosi designato dall'USMI Regionale, e da qualche rappresentante laico delle scuole.
La Commissione si sceglierà un segretario" (ivi, n.4).
Questa fu istituita nel 1981: fu presieduta dapprima dal vescovo A. Cunial che designò quale suo segretario lo stesso della Federazione G. Leonardi, e di poi (in seguito alla sua morte improvvisa 1982) dall'arciv. F. Franceschi, che confermò lo stesso segretario.
Nel 1984 la Commissione ebbe un allargamento per una maggiore rappresentanza delle nostre scuole.
Questa Commissione della CET (presieduta da mons. A. Cunial) ha approvato nel 1982, sulla scia di una bozza presentata dalla Federazione, un documento dal titolo "Indicazioni programmatiche per le scuole di teologia per laici del Triveneto" (poi pubblicate in un opuscolo). A. Cunial vi inserì di sua autorità (nonostante qualche nostra perplessità) anche come destinatari gli "insegnanti laici di religione" (che fossero sprovvisti di titoli più confacenti), data la situazione di urgenza al riguardo che si era venuta creando; e di fatto vi furono anche poi inviati gli aspiranti al diaconato permanente. Tali indicazioni sono ancora il punto di riferimento per la programmazione scolastica delle nostre scuole, anche se sono stati proposti alcuni aggiornamenti. A tale scopo già nel 1983 fu costituita all'interno della Federazione una Commissione di Studio (cf. oltre).

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3. La crescita rigogliosa delle scuole e qualche problema

Nel 1982 ci si è confrontati con la Nota CEI dal titolo: "Le scuole di formazione per catechisti": si rilevarono caratteristiche e finalità
in parte distinte: si propose perciò collaborazione, senza fusione o concorrenze.
La Federazione e la stessa Commissione Episcopale si sostenne con la generosa e gratuita collaborazione di tutti, responsabili, docenti e alunni: si richiese solo un piccolo contributo annuale da ogni scuola per le spese correnti, saggiamente amministrato dalla economa permanente Maria Concetta Zavan.
Un cordiale grazie a tutti e la ricompensa adeguata dal Signore.
Un problema ricorrente: come far sì che parte dei nostri alunni fossero anche inviati alle scuole ufficialmente dalla rispettiva comunità e come poi adeguatamente valorizzarli; e alcuni anche (se inseriti a tempo pieno in qualche servizio o ministero) regolarmente stipendiati. Assioma ricorrente: il Concilio di Trento contemplò una formazione migliori dei preti e il ripristino del diaconato permanente; per i primi si fondarono i Seminari e si costituirono benefici stabili, e la riforma funzionò; per il diaconato non si contemplarono luoghi e fondi, e di fatto non nacquero. Alla pari per la collaborazione dei laici ai diversi ministeri contemplata dal Vaticano II: o la si mette seriamente nel bilancio diocesano e regionale , oppure ...
Altro problema collegato: come rendere possibile ai laici/laiche migliori e disponibili, il proseguimento degli studi teologici fino al conseguimento dei gradi accademici. Già dal 1983 all'interno della stessa Federazione si costituì una Commissione di studio allo scopo di aggiornare la relativa programmazione ma anche di fare proposte al riguardo. Fu abbozzato tra gli anni 1983-1984 il progetto di un Istituto teologico superiore a tale scopo; non si è potuto realizzarlo, perché al suo posto sorse l'"Istituto Regionale di Pastorale" (1984), patrocinato dall'Episcopato, con ammissione - come ci comunicò il direttore Valentino Grolla - a
certe condizioni anche degli alunni delle nostre scuole, senza però contemplarvi un diploma giuridico; esso poi si spense o meglio fu in parte assorbito dalla Facoltà di teologia pastorale (a livello di licenza).

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4. Rapporto e dialogo coi nuovi Istituti di Scienze Religiose (1985ss)

Nel 1985 si ebbe al riguardo un notevole salto di qualità, da noi del resto già auspicato, provocato da due eventi:

a) la Nota della CEI, "La formazione teologica nella chiesa particolare" che distinse quattro livelli, tra loro collegati: "scuole di formazione teologica", "Istituti di scienze religiose", "Istituti superiori di scienze religiose" con diploma "accademico", Facoltà Teologiche (con i tre gradi: baccellierato, licenza, laurea o dottorato di ricerca);

b) Il Concordato che prescrisse agli insegnanti di religione, almeno il diploma presso un Istituto di Scienze Religiose, se già laureati in altre discipline, in caso diverso almeno presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose.
La nuova situazione interpellò seriamente anche le nostre scuole teologiche: autonomia? fusione? collegamento? Prevalse nel 1987, con l'approvazione del presidente della Commissione arciv. Filippo Franceschi la linea dell'autonomia, dati i destinatari e scopi diversi, però con collegamenti per la omologazione degli esami equivalenti con gli Istituti di Scienze Religiose (tramite accordi diretti con ogni scuola). Si decise perciò di conservare anche la Federazione e si auspicò che continuasse anche la relativa Commissione Episcopale della CET a scopo di animazione.
Comunque qualche nostra scuola del Triveneto assunse nel frattempo la denominazione "Istituto di scienze religiose" adeguandosi
alle relative norme, pur continuando l'adesione alla Federazione. La situazione rimase e rimane ancora fluida e aperta a varie soluzioni, si sperano positive e feconde.

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5. Il progetto di riflessione per la loro promozione (1989-1991)

Allo scopo di un ulteriore chiarimento e in vista anche del Primo Convegno Ecclesiale Triveneto su "Comunità cristiane e futuro delle Venezie", la Federazione ha organizzato a Treviso nell'aprile 1989 il suo 9° Convegno dal titolo "La teologia nel cammino formativo del cristiano" e ne ha poi presentato una sintesi a tale Convegno Ecclesiale; essa ha pure approntato (1989) a mezzo della sua commissione per la programmazione scolastica un "Progetto di riflessione per la promozione delle scuole di formazione teologica del Triveneto", in vista di sottoporlo all'esame e all'approvazione della Commissione della CET.
Si auspicavano in specie:

a) rapporti di collaborazione con i vari Istituti Teologici e di scienze religiose, sia per accordare i vari passaggi sia per stabilire ponti e omologazioni tra i vari programmi. Però contemporaneamente si auspicava anche la salvaguardia della specificità delle scuole di formazione teologica, in quanto rispondenti primariamente all'esigenza di creare credenti adulti, e non semplicemente di rispondere a delle necessità strutturali ecclesiali. Il calo del numero degli alunni dei primi allettati anche da uno sbocco professionale, dopo il boom iniziale, ne è una comprova;

b) un sostegno fattivo alla preparazione del personale docente, sia esso religioso o laico, per il ministero dell'insegnamento nelle scuole di formazione teologica;

c) la scelta di 450 ore nel triennio (perciò parecchio oltre il tetto minimo di 280 richiesto dalla CEI): per il maggiore e più organico respiro offerto al cammino di formazione; per non svilire i contenuti essenziali che devono essere presentati con sufficiente ampiezza e sistematicità; per mantenere distinte, anche se non separate, le scuole di formazione teologica con la loro formazione organica dai corsi formativi per operatori pastorali necessariamente settoriali.

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6. Passaggio del "testimone" ad altre mani più giovani

Si stava presentando detto progetto all'arcivescovo Franceschi ealla relativa Commissione CET, quando sopravvenne nel 1990 la sua morte; a nome dei membri della Commissione presentai richiesta al patriarca della nomina di un successore (facendo come possibili i nomi di E. Ravignani o P. Magnani); la risposta tardò ad arrivare e la successione di Franceschi a quell'incarico di "delegato per la fede e la catechesi" non si rivelò facile anche per molteplici impegni già assunti dai vari vescovi e mi risulta essere a tutt'oggi vacante. Fui allora pregato dai responsabili della Federazione di non insistere, in vista di un ulteriore chiarimento dei rapporti in corso tra scuole e vari Istituti Teologici.
Come avevo già ceduto in vista di una legittima rotazione l'ufficio di segretario e presidente della Federazione nel 1987, così rimisi nel 1990 anche la prosecuzione di tale dialogo con la CET al nuovo presidente della Federazione B. Pornaro. E difatti nella revisione dello statuto della Federazione del 1991 si è semplificato e risolto così il problema (art. 6): "Il presidente ...cura il collegamento con la CET e le relative Commissioni e Organismi".
Con gli auguri e la preghiera di un fruttuoso successo.

Prof. Presb. Giovanni Leonardi
segretario e presidente della Federazione dal 1977 al 1985
e segretario della relativa Commissione della CET dal 1979 al 1990

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Le Scuole di fronte alla nascita degli ISR e ISSR (1986-1997)


L'Assemblea ordinaria della Federazione del 12 ottobre 1986, accogliendo la dichiarata indisponibilità del Presidente uscente mons. Giovanni Leonardi a continuare il suo servizio, procede alla designazione di una terna di nomi da sottoporre al Vescovo Presidente della Commissione CET, per la nomina del Presidente della Federazione e segretario della stessa Commissione CET. In data 16 ottobre l'arciv. di Padova mons. Filippo Franceschi confermava l'elezione a Presidente della Federazione di don Bernardo Pornaro, direttore della Scuola di formazione teologica di Bassano del Grappa.
Il cammino della Federazione procedeva con l'apporto e il contributo di una segreteria operativa e la Commissione di studio per la programmazione scolastica. Segreteria e Commissione saranno in seguito accorpate in un unico Consiglio direttivo della Federazione.
Nei dieci anni che sono seguiti posso evidenziare alcuni elementi e passaggi più significativi che ci hanno accompagnato.

  • All'inizio, il problema più ricorrente riguardava il rapporto delle SFT con gli ISR e l'ISSR di recente costituzione. Ma ancor più le varie discussioni a livelli diversi tendevano a mettere in evidenza il senso e il valore della Federazione nel suo riconoscimento ecclesiale e nella sua collocazione nei confronti delle nuove realtà istituzionali presenti nelle Diocesi, al punto da mettere in discussione il senso e il valore della Federazione. Si rendeva necessario un incontro con il Vescovo incaricato dalla CET a seguire le SFT. L'incontro avveniva l'8 settembre 1987: il Presidente della Federazione, incontrando mons. Filippo Franceschi, traeva un deciso orientamento del Vescovo a proseguire sulla strada del sostegno della Federazione e di incitamento alla promozione delle SFT, perché affermava che, guardando un po' più in là del presente, non si poteva non vedere la necessità di un'ampia, articolata e approfondita formazione del laicato.
    Ribadiva la contrarietà alla unificazione in un'unica Commissione Episcopale i tre livelli delle Scuole (SFT - ISR - ISSR), mantenendo quindi la fisionomia e la struttura della nostra Federazione. Si procedeva pertanto con maggiore determinazione nel perseguire l'obiettivo che la Federazione si proponeva, come da Statuto.

  • Altro aspetto ricorrente riguardava l'inserimento delle SFT nella vita delle Chiese locali. Nell'assemblea straordinaria del 31 gennaio 1988 si è giudicata necessaria una seria riflessione per elaborare un documento che mettesse in evidenza quanto le SFT possano e debbano diventare nelle diocesi punto di convergenza pratico e ideale di formazione, ma che fosse anche occasione per le Scuole di presentarsi ai responsabili ecclesiali nella propria natura e finalità, nonché per evidenziare il rapporto con le varie istituzioni diocesane per una valorizzazione delle Scuole nel progetto pastorale diocesano. Dopo varie ed articolate riflessioni viene inviato alla Commissione SFT della Conferenza Episcopale un documento dal titolo "Riflessioni per la promozione delle
    Scuole di formazione teologica nel Triveneto".
    I punti sviluppati danno ragione della sua significatività: - Il cammino delle Scuole di Formazione nel Triveneto - Natura delle Scuole - Finalità delle Scuole - Rapporti di collaborazione tra Istituti teologici e Scuole di Formazione - Scuole di formazione e Chiesa diocesana - Programmazione delle SFT del Triveneto - La Federazione - Prospettive. La messa a fuoco in un documento di tutto ciò è servito soprattutto alle Scuole stesse a fare chiarezza e ad assumere maggiore consapevolezza del proprio essere e del proprio porsi nel cammino della Chiesa locale.

  • Altro nodo problematico si è rivelato il percorso verso un sistema formativo teologico integrato. Siamo agli inizi degli anni '90. Varie realtà di Istituti teologici si sono consolidate nelle diocesi del Triveneto. Si rende necessario cercare le forme più efficaci per un dialogo collaborativo con tutte le nuove realtà, ponendosi di fronte alla necessità che nel cammino di qualificazione del laicato non si debba sempre partire da zero. Si dibatte il problema dei passaggi, del riconoscimento di corsi e omologazione di esami già fatti in uno o l'altro degli istituti e delle scuole. Si evidenzia così sempre più la caratteristica di ogni singola realtà, le diversità di
    fisionomia e di finalità, pur mantenendo ferma la convinzione che la teologia è una, se pur affrontata con metodi e tempi diversi. Non c'è una teologia per i laici e una per i preti e i religiosi, ma è la teologia della Chiesa nella quale, se pur con intensità diversa, tutti sono chiamati a camminare e ad intensificare il senso stesso della propria appartenenza ecclesiale.
    Ogni scuola deve puntare a far sì che la propria proposta non perda minimamente in organicità e scientificità.
    Fondamentale è stato il Seminario di studio del 17 marzo 1994: "Formazione teologica dei cristiani e attività pastorale.
    Verso un'articolazione organica della formazione teologica per un migliore servizio nelle chiese locali". Il Seminario ha coinvolto i Vicari per la Pastorale e i Direttori degli Uffici pastorali di ogni diocesi, i Direttori degli Uffici catechistici, i Presidi e Direttori delle SFT, degli ISR e degli ISSR del Triveneto, nonché il Presidente della Consulta regionale delle aggregazioni laicali. L'intervento di P. Piersandro Vanzan su: "SFT e ISR, realtà delle nostre Chiese: esperienze, problemi e prospettive", ci ha messo nella direzione di
    valorizzare l'esistente, integrare aspetti manchevoli, porre interrogativi per il futuro, soprattutto per continuare la riflessione
    su teologia - formazione - azione pastorale. La presenza di mons. Martino Gomiero, delegato per le SFT e di mons. Eugenio Ravignani, delegato per gli Istituti superiori di studi teologici, ha posto ognuno nella condizione di assumere le prospettive emerse per renderle responsabilità di tutti nella propria Chiesa locale.

Gli anni attraversati (1986-1997) sono stato anni fervidi di interrogativi, di problemi, di speranze, di passi in avanti: un decennio all'insegna più di attese che di risposte, più di ricerca che di realizzazioni. Certo che se all'inizio del mio mandato mi accompagnava tanta trepidazione, il cammino è stato sostenuto da grande passione e alla scadenza di tale mandato per sopraggiunti altri gravosi impegni pastorali ho conosciuto la nostalgia, nostalgia soprattutto del clima di riflessione, di confronto, di ricerca, di desiderio di andare avanti insieme che sempre ho respirato, di volontà di tenere aperto l'orizzonte e alto il profilo dell'esperienza delle nostre Scuole.

Bernardo Pornaro
Presidente dal 1986 al 1997

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Le Scuole e le Chiese locali (1997-2002)


Il periodo che va dal 1997 ad oggi si inquadra nel cammino storico delle Chiese locali compiuto nell'ultimo quarto del secolo XX. Se si eccettuano le elezioni del Presidente e il rinnovo del Consiglio di Presidenza avvenuti nel 1997 e nel 2001 e la nomina da parte della CET di mons. Dino De' Antoni a vescovo Delegato per il laicato (2001) in sostituzione di mons. Martino Gomiero, vescovo emerito di Adria e Rovigo, non ci sono altri cambiamenti particolari da segnalare dal punto di vista istituzionale.
Pertanto, per capire in quale direzione sta camminando la Federazione occorre richiamare brevemente le tappe da essa vissute in questi anni attraverso la vita delle Scuole.

Durante gli anni Settanta, le SFT sono state il segno dell'entusiasmo e della fiducia con i quali il laicato cattolico veniva accolto nelle Chiese locali. Sorsero un po' ovunque, come una fioritura di primavera, con il nome di "Scuole di teologia per i laici".
All'inizio, tutte hanno avuto un numero elevato di iscritti molti dei quali provenienti dalle parrocchie e dalle file dell'Azione Cattolica le cui motivazioni, ieri come oggi, molto varie, non sempre erano scevre da antagonismo nei confronti del clero.
Forse quello è stato il periodo più bello della storia della Federazione perché ha coinciso con il postconcilio italiano carico di promesse di innovazione ecclesiale. Aprire lo studio della teologia ai laici voleva dire consegnare loro le chiavi di accesso alla comprensione della Rivelazione, della conoscenza del dinamismo della fede e del modo di essere e di fare chiesa. Voleva anche dire immaginare una Chiesa diversa, costruita mediante l'apporto di tutti, fondata sui carismi dello Spirito e articolata nella diversità dei ministeri. In quel contesto di "sana euforia ecclesiale" si svilupparono le SFT accompagnate dalla riflessione dell'Episcopato italiano.

Durante gli anni Ottanta, in seguito al Concordato del 1984 e all'Intesa tra Santa Sede e Stato italiano sono sorti gli ISR e gli ISSR con i quali le SFT sono entrate in collisione ben presto. Di fronte al passaggio agli ISR-ISSR di coloro che si erano iscritti per prepararsi all'IRC, le SFT hanno cominciato a riflettere sulla loro identità e sulla loro funzione. Il cambiamento del nome in "Scuole di formazione teologica di base" (e non più "per i laici") doveva, da una parte, seguitare a garantire un iter didattico serio e completo e dall'altra doveva proporre un programma teologico non troppo impegnativo, accessibile a tutti, che tenesse conto cioè dei più disparati contesti culturali, delle più eterogenee motivazioni e di possibili frequenze effettuate dopo una pesante giornata di lavoro. Ciò spiega il lavoro di riflessione fatto in quel periodo in seno alla Federazione: in primo luogo, occorreva avere la consapevolezza di svolgere un servizio prezioso per il cristiano laico e per la Chiesa; in secondo luogo, bisognava promuovere una formazione teologica integrata, ossia curata da docenti rappresentativi dei tre stati di vita cristiana ed in sinergia con gli altri centri o istituti di formazione teologica e pastorale presenti nel territorio. In quel periodo non sono mancati importanti documenti del Magistero che hanno chiarito il senso dei
diversi livelli della formazione teologica. Per le SFT del Triveneto sono state di grande incoraggiamento alcune affermazioni sull'importanza dello studio della teologia nella chiesa locale contenute nella Lettera pastorale "La croce di Aquileia" del 1991.

Durante gli anni Novanta la vita delle SFT viene segnata da un complesso di fattori esterni, difficili da sintetizzare. Si può parlare di poca chiarezza a proposito delle SFT. In seno alla Federazione più volte viene fatto osservare che la riflessione teologica sul laico ha subìto un arresto, che il Magistero sembra occuparsi di altri problemi e che le Chiese locali hanno assunto un atteggiamento distaccato nei confronti delle SFT. Le Diocesi, infatti, mostrano di preferire percorsi formativi più brevi e pratici, calibrati su una specifica domanda pastorale concernente, ad esempio, gli operatori di settore, la catechesi, l'evangelizzazione, l'animazione della liturgia, la famiglia o la pastorale del mondo del lavoro e della politica, dei malati e dei giovani. In questo contesto, le SFT si trovano a doversi confrontare non più con gli altri Istituti di formazione teologica bensì con le aspettative delle Chiese locali, talvolta con il loro silenzio, e cominciano a interrogarsi sul senso della loro presenza culturale ed ecclesiale nel territorio.
Al loro interno, le SFT constatano una flessione nel numero degli iscritti e trovano difficile esprimere la propria fisionomia nel mutato contesto ecclesiale ad esse non favorevole.
Pertanto, la Federazione ha orientato il suo lavoro su due fronti:
quello del consolidamento della fisionomia teologica delle Scuole e quello di una presenza ministeriale nel territorio delle Chiese del Nordest.

1. Per quanto riguarda il primo aspetto mi pare opportuno richiamare
alcuni dati che hanno segnato la vita della Federazione in
questi ultimi anni:

  • Il numero delle Scuole aderenti alla Federazione è passato da 17 a 15: nel 1997, l'ISR di Verona che aveva inglobato la SFT
    consentendole di rimanere collegata alla Federazione, diventa ISSR di Verona, sede staccata dell'ISSR delle Venezie con
    sede a Padova; nel 1999, la SFT di Feltre (BL) decide di sospendere "provvisoriamente" i suoi corsi per favorire in Diocesi l'avvio di altre iniziative di formazione dei laici come, ad esempio, i centri vicariali di formazione; nel 2000 anche la SFT di Monte Berico di Vicenza diventa ISSR "Santa Maria di Monte Berico" approvato dalla Santa sede e con il patrocinio della Pontificia Facoltà teologica
    "Marianum" di Roma. Queste uscite dalla Federazione vengono soltanto in parte compensate dall'ingresso, durante l'anno scolastico 1999-2000, della Scuola interdiocesana di Thiene-Malo e della SFT di Oderzo, sezione staccata della Scuola di
    Vittorio Veneto.

  • La diminuzione del numero delle Scuole e la constatazione della difficoltà da parte dei Direttori, soprattutto di quelli nuovi, di candidarsi per il Consiglio di Presidenza, ha portato alla modifica dell'art. 7 dello Statuto con la riduzione del numero dei consiglieri da 8 a 6. In tal modo è stata ripristinata la funzione di un Consiglio di Presidenza che era entrato in difficoltà negli ultimi anni e che risultava poco rappresentativo della variegata realtà delle Scuole.

  • Gli "Incontri di studio" promossi ogni anno dalla Federazione hanno continuato a riscuotere consenso sia per la indovinata scelta degli argomenti, generalmente di attualità ecclesiale, come pure per l'intento di aggiornamento e per il metodo interdisciplinare. Ad essi partecipano studenti, ex studenti e persone interessate al tema trattato. Anche la decisione di cambiare ogni anno la sede dell'incontro scegliendo una SFT diversa viene apprezzata perché consente alla Scuola ospitante di mettere in luce il suo valore culturale ed ecclesiale all'interno del più vasto territorio delle Chiese del Nordest.
  • Inoltre vanno qui ricordate tutte quelle iniziative che le Scuole continuano a promuovere e che sono rivolte non solo agli ex studenti ma anche alle comunità cristiane presenti nel loro territorio. Esse sono: corsi di aggiornamento e di approfondimento biblico - teologico - pastorale (a volte in collaborazione con gli Uffici pastorali della Diocesi), seminari di studio su temi di attualità, incontri con i rappresentanti della cultura contemporanea, viaggi a carattere storico e teologico, pellegrinaggi, proposte di lectio divina, giornate di spiritualità ed altro ancora.

2. L'altro fronte sul quale sta lavorando la Federazione è rappresentato dal "Vademecum" pensato sin dall'inizio come "carta di identità" delle SFT del Triveneto. L'idea è nata in seno alla Federazione in seguito alle osservazioni critiche fatte durante le
Assemblee su questioni di fondo che toccano direttamente il lavoro svolto dalle Scuole come ad esempio la recezione teologica dei mutamenti culturali in atto, il rapporto tra formazione teologica del cristiano laico e processi di edificazione della comunità cristiana, la corresponsabilità pastorale dei ministri ordinati e dei laici, la scarsa attenzione dei parroci nei confronti delle Scuole, la collaborazione con gli Uffici pastorali diocesani. Il lavoro del "Vademecum" è stato accompagnato da quello delle Assemblee fatto di riflessione, di scambio di opinioni, di ricerca di punti in comune ed anche di interrogativi riportati dalle singole sedi, da richieste di chiarimento e di confronto con teologi che conoscono la vita delle SFT perché vi hanno insegnato. Gli argomenti dibattuti più di frequente sono stati: di fronte ad una mutata tipologia dello studente di teologia, cosa occorre ripensare? Le SFT propongono un percorso teologico sostanzialmente generico: a chi servono? Come possono tenere conto di chi è alla ricerca di ragioni per credere e di chi si aspetta di essere preparato all'esercizio di ministeri pastorali? Quali cambiamenti sono richiesti ai Docenti? Come intensificare i rapporti con la Chiesa locale?
Su questi interrogativi è stato condotto per quattro anni il lavoro del "Vademecum". Ci si augura che tale lavoro sia servito a rafforzare lo spirito di coesione all'interno della Federazione, ad arricchire relazioni vissute principalmente a livello di informazioni sull'andamento scolastico e a maturare la consapevolezza che per svolgere in maniera dignitosa il ministero teologico nelle chiese locali occorra unire alla competenza professionale dei contenuti della fede, la conoscenza dei destinatari e del loro contesto di riferimento culturale ed ecclesiale. In riferimento a ciò, durante le ultime Assemblee (2000 e 2001) si è dato spazio all'approfondimento di tre questioni fondamentali: "Il concetto di 'formazione teologica' nelle Scuole di teologia" (L. Bordignon); "Sapere teologico e comunicazione: aspetti didattici" (R. Laurita); "Le Scuole di formazione teologica nel contesto delle Chiese locali del nordest" (mons. Dino De' Antoni). Sono questi i punti sui quali le SFT dovranno cercare di delineare ancora di più la fisionomia del loro ministero teologico nelle Chiese locali.

Gaudenzio Zambon
Presidente dal 1997

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